Serenità e fortuna

Mi è sempre stato chiaro che la teoria New Age secondo la quale immaginando una cosa con convinzione la si fa accadere fosse ingannevole. E’ ovvio che aver in mente un progetto chiaro è utile quando si tratta di faccende materiali e concrete ma quando ci si addentra nella conoscenza di sé o in un percorso di individuazione e liberazione queste idee di automiglioramento diventano dannose e allontanano dalla realtà. Per questo quando sentii parlare per la prima volta della cosiddetta “legge di attrazione” (che probabilmente è stata tratta da “Course in Miracles”, i tre volumi di moda negli anni’80 sul potere della fede e del pensiero), mi parve subito un’ennesima illusione che trova un lucroso mercato nel variegato mondo dei nuovi approcci pseudo-spirituali, dove troviamo un confuso mix di filosofie orientali mal comprese, di teorie scientifiche banalizzate e di medicina alternativa senza basi concrete. Con questo non intendo screditare tutte le scuole di questo tipo o la medicina alternativa in genere, che quando ben applicata è spesso più efficace e priva di controindicazioni della medicina tradizionale. Ma purtroppo nell’era di internet chiunque si può proclamare maestro e trovare seguaci anche se diffonde le teorie più assurde. Questo, oltre a danneggiare gli ingenui che si affidano a questi falsi maestri, scredita i seri ricercatori, le tecniche valide e la vera conoscenza. La “legge di attrazione”, per come viene in genere presentata, ha un certo successo perché indica reali possibilità latenti nell’individuo che tuttavia hanno ben poco a che vedere con i metodi proposti dalla teoria stessa.

Invero è possibile entrare nel flusso delle sincronicità armoniche, ma si tratta di stati dell’essere che non sono frutto del pensiero intenzionale, come erroneamente si insegna. Esiste la possibilità di una trasformazione che può dare una direzione positiva al destino, ma non può essere indotta dal desiderio e dalla riprogrammazione mentale. Le tecniche del “pensiero creativo” o l’uso delle “affermazioni positive”, che si pretende faranno andare tutto per il meglio, mi sono sempre sembrate ingannevoli e recenti ricerche su un gran numero di ex praticanti lo hanno confermato. Già da ragazzo mi ero reso conto che i momenti d’esaltazione e ottimismo spesso conducono in errore e attirano pesanti lezioni dalla vita, mentre momenti di accettazione della propria incapacità e coscienza dei propri limiti sono spesso forieri di occasioni fortunate. Quando si crede di aver capito tutto e di avere il controllo, eventi indesiderati presto ci disilludono. In questo senso i pensieri positivi non attraggono belle cose, anzi! L’autostima facilmente diventa hybris o nevrosi narcisistica. In passato ogni delusione di questo tipo mi riconduceva a momenti di introversione che mettevano in luce che nella mente albergavano contraddizioni e conflitti di diversa natura. Sapere che questa condizione psicologica fosse connaturata all’uomo occidentale, tanto da essere considerata normale, non mi era di gran sollievo. Il raggiungimento di scopi e la soddisfazione di desideri inoltre non era ciò che soddisfaceva i bisogni più profondi. Cercavo la “liberazione” ed ero convinto che fosse una meta raggiungibile, seppur inafferrabile ed elusiva, qualcosa che sapevo di aver assaporato e perduto molte volte. Cercavo con gli strumenti della psicologia, con lo studio dei testi classici e con diverse pratiche psicofisiche, di risolvere i conflitti interiori. Ma per anni vittorie e sconfitte si sono alternate senza darmi una stabile serenità e pienezza. In un certo senso anche quando avevo una buona vita e stavo bene, mi accorgevo di non essere mai del tutto soddisfatto. Di certo se ci si confronta con l’ideale non si sarà mai contenti, ma comunque mi pareva che mancasse qualcosa che non sapevo identificare e che i beni materiali non potevano soddisfare. La ricerca pareva girare attorno a una specie di mancanza di amore per la vita così com’è. Jiddu Krishnamurti direbbe: “il confronto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere”, che spinge a una frustrante ricerca di automiglioramento senza fine. Imparare a memoria i testi dei saggi, incontrare maestri risvegliati e meditare in eremitaggi sull’Himalaya non sembrava sufficiente e neppure l’analisi junghiana, lo Yoga, le esperienze con le piante sacre e le diete purificanti. Solo dopo parecchi anni di ricerca ebbi, nel modo più inaspettato, un’esperienza interiore davvero trasformativa che a distanza di anni considero un vero risveglio. E’ impossibile definire con le parole quell’esperienza in cui è come se avessi compreso che “cercavo il cercatore”, che ero già “il me stesso” che cercavo, e non ero un mero prodotto del pensiero e del tempo. Seppure impossibile proverò a descriverne alcuni effetti. E’ stato come vedere la realtà autoevidente che come un’onda non è separata dal mare e dipende dal mare sotto ogni aspetto, allo stesso modo l’individuo è espressione della Vita. Come percepire la vita nel suo insieme, in un flusso continuo e indiviso, in cui non c’era un io-separato dalla scena. La realtà: una manifestazione sullo sfondo di un continuo presente senza tempo. Percepire che la vita mi agiva, del tutto al di là di ogni pretesa di controllo dell’io-persona. Era assurdo cercare di migliorare quel “me”, qualcosa che non esisteva nella realtà, se non come concetto mentale. Le coppie di opposti erano ricomposte in unità senza lacune. Ma le parole sono del tutto inadeguate ad esprimerlo. Cambiata la prospettiva, tutti i conflitti interiori che avevo cercato invano di risolvere non avevano affatto bisogno di essere risolti, perché esistevano a un livello che non mi toccava più. Erano solo pensieri, creazioni illusorie di un altrettanto illusorio “io”… Era evidente che non ero un pensiero e che le radici della coscienza che mi animano erano la Vita stessa nella sua pienezza, oltre qualunque concetto. Tutte queste cose le avevo lette e studiate negli anni, ma in quel momento ne sentii la realtà autoevidente. Potrei elencare un gran numero di prospettive coesistenti che comunque non potrebbero rendere attuale l’esperienza. In precedenza avevo già provato stati transpersonali in cui avevo percepito una simile realtà. Ma erano stati momenti passeggeri di cui la mente presto si impossessava. Concettualizzandoli ne perdevo la sostanza e presto diventavano un ricordo del passato e l’ego ritornava in prima fila. In questo caso, invece, non si trattava di uno stato di rapimento meditativo, o uno stato fuori dall’ordinario, non era un’esperienza, ma un riconoscimento della cosa più evidente e sostanziale riguardo alla natura del “me”, che non mi ha più lasciato.

Non potrai percorrere il sentiero prima di essere diventato il sentiero stesso

Appena ho smesso di sprecare energie alle prese con i falsi problemi dell’ego, ho percepito un’onda di chiarezza e di forza interiore che dispensava coraggio e benessere. Erano scomparsi ogni bisogno, ogni mancanza, era finita la divisione tra il giudicante e il giudicato, non c’era più di che essere insoddisfatti. La vita non aveva più nulla di problematico, non c’era nulla da temere, e anche l’enigma di “essere e non essere” non era un problema, anzi dava profondità e mistero alla quotidianità. In questo flusso, non ci sono immagini personali da sostenere, nessun bisogno di apparire agli altri in un modo o in un altro, nulla da mostrare e non siamo neppure qualcuno che ha raggiunto qualcosa. A questo punto l’Essere indiviso nel suo fluire si manifesta senza sforzo. L’assenza di ostacoli inutili e conflitti di interiori è lo stato della normale attività della mente che finalmente si è arresa alla totalità dell’Essere in un auto-accadere spontaneo e fluido. Non desiderando e non temendo, non temendo il timore né desiderando il non desiderio, prendendo la vita come viene secondo ciò che l’attimo richiede, tutto pare trovare un ordine ed un’armonia che vista dall’esterno sembra solo buona fortuna. Dicendo questo sembra che io riaffermi la legge di attrazione e il pensiero creativo, cioè se cambiamo noi cambia il mondo. E’ qui che credo sia necessario chiarire bene la differenza che è tanto radicale da apparire l’esatto opposto. Il surrender è la fine dell’io che vuol automigliorarsi… Coloro che insegnano la legge d’attrazione, suggeriscono di riprogrammare il cervello e sostituire i programmi negativi che producono insicurezza e conflitto con programmi di incoraggiamento e successo. In questo modo ciò che è programmato si traveste da programmatore per riprogrammarsi… Mentre è proprio quando non c’è più un io, né la presunzione di programmare, proprio quando non voglio nulla e non mi sento qualcuno, che la fortuna mi stupisce. Tutto va come deve e anche apparenti contrattempi si rivelano la miglior cosa in un contesto più ampio, come quando perdiamo l’aereo che sarebbe precipitato.E’ piuttosto una consapevolezza impersonale, senza desideri e alternative ad attirare le sincronicità armoniche e le coincidenze positive. E’ la fine di ogni pretesa e controllo. Il cammino di certo non ha nulla a che vedere con intenzionali riprogrammazioni, neppure con la pretesa di sapere che cosa programmare. Oltretutto dovremmo ricordare che il programmatore e il programmato esistono solo nell’immaginazione. Il dissolversi dell’io, la fine dell’autoinganno è una cosa seria, un impegnativo cammino di disillusione per il quale ci vuole molta attenzione ed energia. Reagire ai problemi quando la mente non vede chiaramente l’illusione della personalità, anziché risolverli, li amplifica. Arrendersi alla Realtà e riconoscere la natura del sé è un compito difficile, ben diverso da esercizi mentali per influenzare l’inconscio ecc. La conoscenza di sé conduce alla liberazione, ma è necessario ricercare nella giusta direzione e applicare, con coerenza, pratiche esperienziali efficaci.

Più di mille anni fa diceva Huang Po, importante maestro della scuola buddhista Zen cinese: Quando l’Illuminazione è compiuta, egli non è libero dalla schiavitù delle cose, ma non cerca di essere liberato dalle cose. Il Samsara non è odiato da lui né egli ama il Nirvana. Quando raggiunge la perfetta illuminazione, essa non è né schiavitù né liberazione.  

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, ottobre 2017

Riflessioni sull’essenza dell’insegnamento non-dualista

La vetta più alta del pensiero indiano è l’Advaita Vedanta, la cui essenza è la filosofia non-dualista. E’ una via pratica e concreta alla realizzazione e all’autotrascendenza per conoscere la realtà che i sensi nascondono. L’India ha dato la nascita a grandi maestri dell’Advaita non solo in secoli remoti ma sino ai giorni nostri. Risvegliati come Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj, che hanno vissuto in anni recenti, hanno lasciato insegnamenti di incomparabile valore, coerenti con gli antichi classici. Quando nei primi anni ’90 in India, su suggerimento di un saggio bibliofilo, entrai in contatto con alcune Upanishad del VII secolo, fui subito consapevole che quegli antichi testi indicavano verità fondamentali e sempre attuali. Avevo osservato qualcosa di simile nei momenti di risveglio della consapevolezza durante un’esperienza perimortale in gioventù e con il Rebirthing e la meditazione. Nello stesso tempo paradossalmente era come se fossero stati quegli stati di coscienza non ordinaria a permettermi di comprendere quegli insegnamenti. Negli anni ho letto e riletto molte decine di testi. Li ho considerati così importanti che durante i miei soggiorni in India ho tradotto e poi raccolto nel volumetto “La Saggezza non Dualista” parte della Ribhu Gita (la Gita di Shiva), dell’Avadhoota Gita e altri brani di Upanishad inedite in italiano. Queste indicazioni dei saggi, assieme alla pratica del breathwork, hanno risvegliato delle intuizioni che hanno rivoluzionato il modo di considerare me stesso e la vita. Hanno chiarito le esperienze interiori che avevo vissuto senza capire. Hanno reso evidente la falsa percezione che ci fa credere di essere individui separati in balia di una realtà priva di senso.

Queste conoscenze non hanno nulla a che fare con la fede in qualcosa e con le fantasie spiritualistiche o l’idealismo New Age. Sono di autentica saggezza e di fondamentale importanza per qualunque psicoterapia e per ogni cammino di autorealizzazione. Sono coerenti, nel confronto interdisciplinare, con i nuovi paradigmi della scienza quantistico-relativistica e con gli studi più avanzati della Psicologia Transpersonale. Anche il processo d’individuazione di Jung, che indica una via d’integrazione dell’inconscio, può essere compreso pienamente alla luce di questi testi. Non si tratta di speculazioni astratte, perché si è constatato che la retta comprensione di sé dissolve i conflitti dell’ego, dona equilibrio e serenità e apre la strada alla saggezza intuitiva che guida all’autorealizzazione. Conoscere se stessi e cogliere la natura non divisa dell’Essere è sia la cosa più semplice, sia la cosa più difficile. Il vero Sé non si può trovare perché non lo si è mai perduto. Ipnotizzati dal mondo del divenire abbiamo dimenticato chi siamo e ci perdiamo nella camera a specchi della mente. Quegli insegnamenti esoterici, che pochi potevano avvicinare, sono ora diffusi su internet e attraverso pubblicazioni popolari. Ma sono conoscenze a cui si può accedere solo attraverso l’intuizione e l’esperienza e nel ridurle a concetti se ne stravolge completamente il significato. Non si tratta di capire le parole né di coltivare nuove idee, ma piuttosto trovare: a CHI appaiono parole e idee? A CHI appare l’evanescente mondo del pensiero?

Tutto il mondo delle percezioni è contenuto nella Coscienza e la liberazione deriva dalla conoscenza di sé come essenza coscienziale a monte di qualunque identificazione

La domanda essenziale dell’Advaita Vedanta è: “Chi sono io?” alla quale ci si accorge di non poter trovare risposta. Non posso vedere colui che vede, né trovare il pensatore dei pensieri, il quale, sottoposto ad indagine, si rivela esso stesso un pensiero che scompare appena sospendiamo il processo pensativo. La saggezza discriminante è un ingrediente necessario per non cadere in un mare di contraddizioni e paradossi. Per giungere alla conoscenza del vero Sé, devo dapprima scartare ciò che non sono. Di certo tutte le immagini e i pensieri su di me e sul mondo non sono me. La memoria del passato e di quanto ho vissuto non è me e neppure i desideri e il chiacchierio mentale cui assisto. L’immagine che ho di me è anch’essa un pensiero. Quando rivolgo la mente all’interno, alla ricerca del testimone dei pensieri, riconosco che una coscienza impersonale e onnipervadente è il substrato (un immenso vuoto che contiene ogni cosa) di tutte le sensazioni fisiche e mentali e di tutte le percezioni sensoriali. Non ha dimensioni o centro, non ha caratteristiche come l’assoluta trasparenza e il vuoto. Riconosco di essere coscienza solo quando non mi identifico in un oggetto-immagine proiettato dal pensiero. La coscienza di Essere (prima di immaginare di essere “questo o quello”) è il Sé. Questo Atman trascende il corpo e la mente e non è separabile da Brahman (l’Assoluto). Senza di esso non ci sarebbero lo spazio e il tempo che per esistere necessitano di qualcuno-qualcosa che li percepisca. Quando mi immedesimo nell’Atman sperimento “Sat-Cit-Ananda” (Essere-Coscienza-Beatitudine), uno stato che le parole non possono descrivere e che può comprendere solo chi l’ha vissuto. La coscienza per manifestarsi ha bisogno di un corpo sostenuto dal respiro e dal cibo. Nel mondo fisico tutto pulsa, tutto è vibrazione e onde di diversa frequenza, sistole-diastole, inspirazione-espirazione, notte-giorno, tutto è percepito attraverso le coppie di opposti, caldo-freddo, luce-ombra, bene-male, ecc. Il sorgere e il tramontare della coscienza si manifestano nei cicli di sonno-veglia, vita-morte, Essere-non essere. Nella realtà non-duale le polarità e la divisione tra “osservatore e osservato” scompaiono nell’interconnessione e nell’interdipendenza dell’Unità che tutto sottende. Invero l’Advaita è al di là di dualismo e non dualismo, perché il Sé è oltre agli attributi e il pensiero, è sempre soggetto e mai oggetto. Chi è il Testimone del sorgere e del tramontare della coscienza? Nel sonno profondo ci sono e non c’è pensiero né io. Che cosa è ciò che si situa prima della consapevolezza di essere e della divisione tra essere e non essere?

I saggi dell’Advaita chiamano Parabrahman il substrato della coscienza. Tale stato assoluto è oltre ciò che il pensiero possa concepire e raggiungere. E’ il Nulla che è il Tutto. Un’attenta e sincera autoindagine conduce il serio ricercatore alla realtà non divisa, in cui riconosciamo la natura atemporale, “non nata” e immortale della pura consapevolezza che anima ogni cosa. Quest’esperienza trasformativa libera dalla sofferenza e dalla paura. Il risveglio a questa consapevolezza conduce all’autorealizzazione e alla fine del dolore. Non nella fantasia di speranze ultramondane bensì nella pienezza del quotidiano e in un confronto armonico e spontaneo con il mondo fenomenico.

Non è qualcosa di mistico che trasforma in santi. Invero è lo stato naturale della mente non divisa, che si manifesta nell’autenticità spontanea. Non leggeremmo neppure queste righe se avessimo realizzato l’ovvietà di tutto questo. E invero anche queste sono solo parole, indicazioni e concettualizzazioni per mettere un po’ d’ordine al pensiero, ma indicano qualcosa che ha valore solo se è vissuto.

Aggrapparsi alle parole confonde la mente e la conduce ai paradossi dell’impensabile o a confondere la mappa con il territorio e la parola con la cosa. Tutta la ricerca e la filosofia e l’io stesso, che cerca la realtà, sono aspetti dell’illusione. Nel Sé scopriamo che è la vita stessa a prendersi cura di ogni cosa in perfetta armonia. Superati gli inganni dell’io e dell’inconscio entriamo in un flusso armonico del divenire e troviamo la vera serenità interiore. Se invece l’ego per automigliorarsi cerca il Sé, secondo i suoi condizionamenti, ne crea un’immagine ingannevole e caricaturale. Chi cade nel gioco delle illusioni pseudoreligiose finisce nell’inganno dei ruoli spirituali, che è una situazione che, a quanto pare, per essere superata alcuni devono dolorosamente attraversare e nella speranza di diventare maestri illuminati vivere una vita inautentica e alienata. E’ invero pericoloso seguire false vie ed è deprimente osservare gli affari che molti fanno vendendo falsi insegnamenti che conducono solo a più grandi illusioni. Secondo l’Advaita e l’esperienza dei mistici di ogni tempo e cultura, Dio è lo stesso Sé, “Io Sono Colui che E’”. Quando l’io si arrende al Sé, l’io stesso diventa una sola cosa con Esso. Ma chi, oltre a capire le parole, si arrende davvero?

“Se si indaga sull’esistenza dell’io si scoprirà che non esiste ma se lo si considera esistente e si cerca di controllarlo, cioè se la mente cerca di controllare la mente, la situazione è quella di un ladro che si traveste da poliziotto per arrestare il ladro, cioè lui stesso. In questo modo l’io persiste e inganna se stesso.”  Sri (Ramana Maharshi)

Colui che vede che gli atti sono prodotti dalla natura e altresì che il Sé non è agente, quegli vede.Stando così le cose, colui che considera come agente unicamente l’io, quell’uomo debole di mente, a causa dell’immaturità del suo giudizio, non vede realmente. (Bhagavad Gita)

Filippo Falzoni Gallerani, Milano 25 settembre 2017

Risveglio e Liberazione

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Nei miei scritti affronto il tema del Risveglio e della Liberazione, cerco di descrivere la realizzazione di sé cui mira la Psicologia Transpersonale. Ma è difficile trovar parole per indicare l’illuminante presa di coscienza che libera dagli inganni mentali. Le basi filosofiche di quest’area di confine tra Psicologia e Spiritualità sono in gran parte una reinterpretazione moderna di classici dell’Oriente e della Filosofia Perenne. Si tratta d’intuizioni profonde, frutto delle esperienze di maestri e di saggi che hanno dedicato la vita alla ricerca interiore. Tali insegnamenti paiono paradossali poiché superano i limiti della prospettiva dualista del pensiero lineare, ma si possono cogliere come verità auto-evidenti appena la mente tace non condizionata da alcuna precedente teoria o conoscenza.

Nel mio lavoro condivido le mie esperienze in questo campo e uso tecniche di respirazione come supporto all’autoindagine e come catalizzatore degli stati di coscienza transpersonali che conducono all’insight. Tuttavia affrontando il tema dell’autoconoscenza e della liberazione, argomento che ha impegnato nei secoli mistici e filosofi, so bene che non esiste alcun metodo che può trasformare come per magia l’individuo e portarlo al risveglio. Le abitudini mentali, gli atteggiamenti acquisiti, le ferite dell’infanzia, aspetti del carattere e del temperamento ecc., condizionano gli individui tanto che molti danno per scontato che non ci sia modo di cambiare. Ma, aspettando che le cose vadano meglio in futuro e che la felicità ci venga dall’esterno, si ripeteranno gli stessi errori e si vivrà invano.

Ciò che mi spinge a scrivere è il desiderio di comunicare che non è poi così difficile fare un salto nella coscienza non concettuale e ritrovare sé stessi. Chiunque si applichi seriamente può comprendere gli insegnamenti più profondi che conducono alla libertà interiore, all’equilibrio e a cogliere nel qui e ora la bellezza del vivere. Nella confusione generale della mente collettiva molti si stanno svegliando. Nonostante gli ostacoli che si frappongono, la liberazione è alla portata di chi è sincero con sé stesso e la respirazione è un supporto molto rapido e potente per attingere all’intelligenza intuitiva che rivela l’inesprimibile.  In questa ricerca ciò che conta è l’aver riconosciuto la meschinità dell’ego e i limiti del pensiero, e prender atto che usare la mente per risolvere i problemi che la mente stessa ha creato è inutile e frustrante. L’ascolto delle profondità della psiche, oltre la rete delle parole, ci mostra il Vuoto da cui emerge il divenire e apre spiragli sullo Spirito immanente-trascendente. E’ facile arrendersi alla Vita quando si ha fiducia che l’energia che ci anima ci condurrà a diventare consapevoli della luminosa presenza impersonale, che in noi è come uno specchio limpido a monte delle percezioni.

Questa consapevolezza dell’essenza impersonale ci permette di vivere in spontaneità armonica ciò che siamo nel continuo infinito presente. Rende liberi perché è la fine del conflitto delle contraddittorie istanze della mente e una fonte inesauribile di rinnovata energia e chiarezza. Riconnettersi al Sé, nella pienezza dell’integrazione degli opposti, significa affrontare l’ombra e l’ignoto e morire a se stessi. Ciò che muore è l’io-immagine la cui morte porta alla rinascita e alla vera libertà. Come gli uccelli nascono prima come uovo e solo dopo aver rotto l’uovo possono prendere il volo, la seconda nascita dell’uomo è come l’uscire dall’uovo dell’egotismo. Ciò che muore nel processo di disidentificazione è solo l’illusione imprigionante della separazione.

Le filosofie e le tecniche di autoconoscenza dell’Asia non sono di facile comprensione per la mente occidentale e inoltre sono spesso deformate da una prospettiva egoica che distorce gli insegnamenti essenziali. Nonostante la Conoscenza sia a disposizione da secoli, l’umanità sembra prigioniera della sofferenza prodotta dall’ignoranza di sé. Tuttavia l’intelligenza della Natura offre soluzioni opportune per le cicliche crisi che l’umanità affronta, offrendo nuove prospettive alla coscienza che trasformano l’individuo che si connette al sentire dell’anima e del cuore. Ma non si è in grado di comprendere sino a che si è attaccati ai condizionamenti culturali che sono solo le ombre sul fondo della caverna di Platone. Tuttavia se rivolgiamo l’attenzione all’autoindagine liberi da pregiudizio, come se guardassimo per la prima volta il mondo interiore, possiamo trovare ciò che, senza saperlo, abbiamo sempre cercato.

In questi tempi di diffuso nichilismo e alienazione, molti individui per reazione sono spinti a trovare se stessi e a percepire la prospettiva cosmica del sé e sono pronti per la nuova coscienza. Apparentemente le religioni di Stato hanno deluso i credenti e gli ideali illuministici della Ragione hanno prodotto uno sviluppo tecnico che ha portato il mondo sull’orlo dell’autodistruzione. Ma l’apocalisse che molti temono può essere invece il travaglio del parto di una seconda nascita. Stiamo assistendo al tramonto di un’epoca e vediamo il sorgere di una nuova Coscienza transegoica ed ecologica, che conduce l’uomo a un più alto livello evolutivo.

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, Maggio 2017

DIVERSI LIVELLI DI COMPRENSIONE

DIVERSI LIVELLI DI COMPRENSIONE

 Secondo alcuni antropologi e studiosi della psicologia di frontiera, l’umanità sta differenziandosi tra coloro che sono più o meno consapevoli del Sé (come totalità dell’Essere) e che vivono usando il cuore fluendo con la vita e coloro che vivono schiavi dei valori dell’ego e perseguono frustranti progetti di potere. La massa degli individui appartiene alla seconda categoria e vediamo il riflesso dei conflitti interiori proiettati nella crisi ecologica, economica e sociale che regna nel mondo.
La prima categoria è ancora molto minoritaria anche se pare che in questi tempi di crisi globale si stia espandendo come reazione alla caduta dei valori. Il conflitto e la contraddizione sono la natura essenziale dei dualismi della psiche umana. Pochi desiderano affrontare queste dimensioni interiori profonde dove solo la consapevolezza del Sé può conciliare la tensione degli opposti che ci lacera.
Ho avuto molte resistenze a scrivere questo “brano del mese” perché ho avuto la sensazione che, per quanti sforzi faccia per esprimermi in modo chiaro, è quasi impossibile trasmettere l’essenziale a chi non ha esperienza di un diverso modo di sentire.
L’intuizione di essere consapevolezza impersonale che osserva la realtà senza il filtro di desideri e paure, oltre i conflitti e le contraddizioni interiori, è lo scopo di tecniche esperienziali volte al risveglio come il Rebirthing Transpersonale, che attraverso il respiro può mettere in contatto con la consapevolezza del Sé. Ma anche il metodo più efficace funziona solo se si è diretti nella giusta direzione perché come diceva Seneca “Nessun vento è favorevole per il navigante che non sa dove andare”, penso quindi che condividere tali argomenti con chi si avvicina senza esperienza diretta è forse impossibile. Ad esempio, in un brano che ho scritto tempo fa intitolato “La ricerca di una nuova coscienza”, tra le altre cose citavo un concetto teosofico secondo il quale i problemi umani sono causati da tre fattori soltanto: l’ignoranza, la paura e l’egoismo. L’ignoranza è soprattutto “ignorare di ignorare” e quindi attaccarsi a opinioni e ideologie che dividono… ecc.
Concetti come questi sono stati ripetuti nei secoli, ma il mondo non è cambiato, la gente raramente si emancipa dall’ego e dai conflitti e la maggior parte degli individui è più attratta dal denaro e dal potere e da mete narcisistiche che dall’autorealizzazione, la conoscenza e la liberazione.
Comprendere davvero porterebbe a risolvere problemi e conflitti, ma se non si vede la realtà che le parole indicano, anche i concetti più elevati sono inutili.
Leggere riflessioni come: l’ignoranza consiste nell’ignorare di ignorare, la paura paralizza l’intelligenza, l’ego è alla radice di ogni conflitto, ecc., per molti sono solo “belle parole” e tutto finisce lì. Anche riconoscere che questa “società civile” è formata da individui che ignorano di ignorare e sono vittime dell’egoismo e della paura serve a ben poco. Oppure si possono ricordare momenti in cui abbiamo riconosciuto in noi stessi questi veleni, ma anche questo tipo di analisi del passato non è trasformativa (come dimostrano gli scarsi risultati delle terapie strettamente analitiche). La comprensione che induce cambiamento si manifesta solo nell’istante in cui riconosco in me nel presente questi atteggiamenti che la mente rifiuta e nasconde.
Essendo consapevoli, attimo per attimo, dei movimenti del pensiero ci rendiamo conto che una parte di noi è attaccata a conclusioni e credenze perché ignoriamo di ignorare ed è proprio questa presa di coscienza che ci riporta alla vera consapevolezza. E come si sta bene quando si coglie la Verità, che magnifica sensazione di libertà e leggerezza interiore!
Dovremmo renderci conto che il movimento del pensiero, se non lo controlliamo, è rivolto alla ricerca della sicurezza e del piacere e non alla percezione oggettiva di ciò che è che è la sola via che conduce alla Conoscenza e alla Libertà.
Non vogliamo vedere l’ombra e accettare l’ignoto e ci aggrappiamo ai condizionamenti di descrizioni illusorie ereditate di generazione in generazione. Per vedere con chiarezza è necessaria libertà dalle immagini con cui ci si identifica e prendere coscienza di Sé, il Testimone che è consapevolezza della totalità dell’Essere.
Questa non è una fuga dal coinvolgimento con il mondo esterno, bensì un confronto con il proprio Io. Per questo dobbiamo ascoltare e riconoscere i movimenti della psiche profonda e confrontarci con le dinamiche inconsce che ci condizionano, ciò che C. G. Jung chiama l’Inconscio Collettivo, un mondo che trascende la nostra biografia e racchiude la storia dell’umanità e gli archetipi che ci possiedono. Per questo confronto ci vuole passione, impegno e sincerità con se stessi, ma molti preferiscono rimanere nel loro sogno infantile di onnipotenza e inseguire illusioni.
La vita va vissuta con autenticità, ma per farlo dobbiamo riconoscere e integrare la mente frammentata e avere il coraggio di affrontare la tensione degli opposti in noi stessi. Si tratta di vedere la realtà senza alternative cioè senza il filtro dell’ego, che cerca di avere tutto sotto controllo nella speranza che il mondo corrisponda alle sue aspettative.
Se non si è riconosciuta la natura del Sé e non si rivolge l’attenzione all’interno è raro che le parole possano condurre alla comprensione degli insegnamenti di saggezza. Per questo l’umanità si evolve tanto lentamente ed è meglio lavorare su se stessi che illudersi di cambiare il mondo.
 
Jiddu Krishnamurti ha passato la vita a spiegare con impareggiabile chiarezza e lucidità gli evidenti inganni mentali di cui siamo schiavi. Per oltre 60 anni ha parlato in tutto il mondo con incontri a cui partecipavano migliaia di persone. Sul suo pensiero sono stati pubblicati decine di libri in molte lingue ma il mondo non lo ha saputo ascoltare.
Nel 1985, ormai novantenne, parlando alle Nazioni Unite sul tema della pace mondiale, ribadiva la necessità di un cambiamento radicale nella coscienza individuale e dell’inutilità di tutte le organizzazioni che perseguono un ideale di pace quando i membri che la rappresentano non hanno trovato pace in se stessi. Ma, come appare chiaro nell’imbarazzante dibattito che ha seguito il suo discorso, nessuno dei presenti lo comprendeva. L’anno successivo in punto di morte K. pare si sia lamentato di aver sprecato la vita, dato che il suo messaggio non era stato compreso e la gente aveva seguito le sue conferenze solo per svago. Dopo tanti anni passati a cercare di risvegliare l’umanità dalle sue illusioni non notava alcun cambiamento profondo nella società bensì il perpetuarsi in tutto il mondo dei medesimi problemi.
Solo pochissimi, ascoltandolo, hanno vissuto quella rivoluzione interiore che trasforma radicalmente la comune prospettiva dell’io separato.
Ancor oggi, a distanza di 30 anni dalla sua scomparsa, nell’ambiente di coloro che s’interessano di ricerca interiore alcuni si vantano di essere Krishnamurtiani, affermazione che è già un’autocontraddizione dal momento che K. ha sempre lottato contro ogni tipo di dipendenza e suggeriva di “essere luce a se stessi”.
Altri ascoltando K. possono considerare eccellenti e profonde le sue idee e imparare a citarle per condividere piacevoli emozioni intellettuali (come probabilmente facevo anch’io in gioventù). Ma anche i pochi che leggendo K. hanno delle autentiche intuizioni, presto le inquadrano all’interno della loro prospettiva mentale e quando ricordano di aver avuto un momento di consapevolezza rischiano facilmente di impossessarsene intellettualmente e così rinforzare l’“ego spirituale”.
Pochi cercano la verità e molti cercano solo conferme concettuali a sostegno di ipotesi che non hanno riscontro nel loro vissuto reale e così proiettano ideali che non possono realizzare.
Quando penso che neppure K., nonostante le sue eccellenti qualità, è riuscito a trasmettere le verità che viveva e a rompere le barriere dell’ego di chi lo ascoltava, temo che il mio umile scrivere sia davvero destinato ad essere del tutto inutile. Ma, lo scrivere mi accade e condivido queste riflessioni che forse possono far chiarezza sulle difficoltà di condividere l’essenziale con chi è ancorato al piano mentale.
 
Aforismi
 
Vedere nella propria natura è vedere nel nulla. Vedere nel nulla è vero vedere ed eterno vedere.
Shen-hui
 
Vedere con chiarezza è poesia, profezia e religione, tutto in uno.
John Ruskin
 
“Essere senza pensieri” significa vedere e conoscere tutte le cose con una mente libera da attaccamenti… ma il trattenersi dal pensare a qualunque cosa, così che tutti i pensieri siano soppressi, significa essere ossessionato dal Dharma e dalle regole e ciò è sbagliato.
Hui Neng
 
Avendo preso coscienza della propria identità come il Sé, l’uomo diviene spersonalizzato; e in virtù della spersonalizzazione egli si riconosce come non condizionato. Questo è il mistero più alto che fa presagire l’emancipazione; attraverso la spersonalizzazione egli non partecipa più ai piaceri né ai dolori, ma attinge l’assoluto.
Maitrayana Upanishad
 
Noi dovremmo osservare e sapere veracemente che ogni tipo di virtù e di bontà, perfino quel Bene Eterno che è Dio Stesso, non può mai rendere un uomo virtuoso, buono o felice finché resta fuori dell’anima, cioè, finché l’uomo commercia con le cose esteriori attraverso i sensi e la ragione, e non si ritira in se stesso, non impara a comprendere la sua vita, a capire chi e che cosa egli sia.
Teologia Tedesca
 
Parlate di filosofia quanto volete, adorate tutti gli dei che volete, osservate tutte le cerimonie, cantate lodi devote a un numero indefinito di esseri divini – la liberazione non verrà mai, sia pure dopo cento ere del tempo, se non c’è la coscienza dell’Unicità del Sé.
Shankara
 
Filippo Falzoni G., Ostuni, Agosto, 2016

Oh Ego! di V. R. Subramaniam

Il grande mistico indiano Sri Ramana Maharshi aveva apprezzato un libretto intitolato: “All is ONE” di Vaijyai R. Subramaniam e aveva lo suggerito ad alcuni devoti. Anni fa avevo letto “All is ONE” di Michael Talbot che offriva una visione dell’Unità cosmica della realtà e della coscienza attraverso le scoperte della Fisica Quantistica. In questo libretto con il medesimo titolo più vecchio di quasi un secolo e scritto con un linguaggio molto semplice, l’esperienza dell’Unita Cosmica della Coscienza è presentata invece attraverso la consapevolezza diretta di un risvegliato. Il risveglio o la consapevolezza della natura profonda dell’Essere, permette di riconoscere che siamo espressione di un’energia-intelligenza che trascende il personaggio con cui ci identifichiamo. Se riconosciamo l’illusorietà dell’io e sappiamo superare gli inganni dell’egocentrismo, la Vita dischiude dimensioni impensabili e ci conduce con saggezza alla realizzazione. In questo volumetto il capitolo dedicato all’ego è davvero toccante e credo possa essere d’ispirazione per molti. Se a livello mentale può sembrare un’astrazione romantica a livello del cuore indica la Verità perenne che conduce alla Liberazione.

Libera traduzione del sesto capitolo di All is One 

“EGO”:

Oh ego, tutti i mali del mondo vengono da te. Per distruggerti i re fanno le leggi e i saggi danno insegnamenti. Ma nonostante i loro sforzi da tempi immemorabili, ahimè sei ancora vivo, ti nascondi per poi riapparire ancora e ancora. Potrai mai aver fine? Sì, la tua fine si sta certamente avvicinando. Un altro Ego sta per ucciderti, è l’Ego Universale che si chiama: “Io sono Brahman” (il Sé).

Oh ego, non pensare che il tuo nemico sia come te. Tu sei transitorio mentre lui, è eterno. Tu sei arrogante e distingui sempre “io”, “tu” e “lui”, ma il tuo nemico è libero da questa presunzione. Come? Perché il Sé armonizza tutte le differenze e trasforma tutto in sé stesso. Inoltre, tu provi inimicizia verso di Lui perché cerca di ucciderti. Ma Lui non ha cattive intenzioni verso di te, dal momento che quando ti trovi in sua presenza tu non ci sei più. Lui ti considera solo una parte delle sue membra. La tua scomparsa in sua prossimità è effetto della tua stessa irrealtà; non pensa di ucciderti perché ai Suoi occhi sei privo di sostanza. Pertanto, tu gli sei nemico, ma non Lui non ti è nemico. Anzi ti dico che tu sei nemico di te stesso. Perché? A causa del tuo narcisismo ti metti sempre in primo piano prima del Grande Uno. E così immediatamente sei perduto e poi il Sé universale che era nascosto ti divora per risplendere come Tutto-luce.

Oh ego, i mali delle tue azioni non hanno limiti. Tu non sei contento se non sei elevato sopra gli altri e gli altri sminuiti davanti a te. I tuoi desideri sono ad esempio: “Con quale titolo posso guadagnare onore?” “In quale forma devo apparire?” “Gli altri mi apprezzeranno?” “Saranno d’accordo con me e mi seguiranno?” “Diranno che sono il migliore?”.

Ahimè! Come breve è la tua vita! E ancora a quante cose aspiri! E quanto male fai! Hai ingannato te stesso credendo che ci sia felicità in tali idee egoistiche e nel differenziarti da tutti gli altri. Ma questo non è il tuo bene. Perché no? Non hanno anche altri gli stessi tuoi diritti? Non condividi delle cose che sono diritto di milioni e milioni di altri? Stando così le cose, non desiderare invano di governare su tutti. Con il tuo vano desiderio causi del male a te e agli altri. Ascolta il mio consiglio amichevole. In verità, Colui che tu consideri il tuo nemico mortale è tuo amico. Lui sa come renderti degno di vera grandezza e benedizioni. Arrenditi a lui. Questo Ego universale non ti tratta da nemico, anzi è il tuo più grande benefattore.

In nessun modo potrai scoprire che cosa farà di te se non ti arrendi. Per quanto io parli non potrai capire. È questione di esperienza. Senza dubbio non farà niente di meno che portarti al Suo stato. Pertanto non preoccuparti per il futuro e arrenditi immediatamente. Potrai sempre allontanarti se la gioia non accompagna la resa. Proprio come il bere il latte inizia con un gusto gradevole e si conclude con la soddisfazione della fame, anche arrendersi inizia con gioia e si conclude con la perfetta beatitudine al di là del piacere e del dolore. Quindi, il tuo fine senza dubbio è quest’Ego Universale, il Sé, detto Brahman-ahambhava.

Quale sarà il tuo nome dopo la resa? Non vi sarà alcun nome oltre il tuo. I Veda ti lodano, il mondo ti loda; l’essenza degli insegnamenti religiosi è te stesso. Allora qual è la tua forma? Tutte le forme sono tue. Non esiste una forma che non sia tua. Ciò che è installato nei templi di culto sei tu, quanto descritto nei Veda sei tu, feste e celebrazioni sono tutte per te. Ora, cos’è in tuo potere? In tua presenza il mondo è attivo; ognuno è quello che è grazie alla tua presenza. In breve, tutte le cose glorificano e testimoniano il tuo essere. Non avresti neppure sognato di arrivare a questo stato. Inizia subito, non essere presuntuoso. L’Ego universale ti aspetta.

Desideri svegliarti dal tuo sogno o vuoi continuare in esso? Per quanto tempo le immagini del sogno devono durare? Non essere pigro, scrollati di dosso il sonno, svegliati! Stai assistendo a immagini mentali e immaginando sempre di più. E’ tutto inutile. Basta scoprire chi è colui che vede le visioni. Non illuderti di essere queste immagini che sorgono e affondano in te. Svegliati. Nell’istante in cui ti svegli ti accorgi che la veglia è meglio di questo sogno. Alzati! L’Ego universale attende per rallegrarsi di vederti sveglio. Non temere la fine del presente sogno. Una volta che sei sveglio potrai godere lo stesso e di più. Non sarai più illuso e potrai osservare tutto con allegro distacco, senza essere confuso. Quando comprendi la follia di tutte le apparenze non avrai più alcun problema. Nel sogno la tua immaginazione mentale assume forme. Al risveglio riconosci il sogno come sogno. Non confondere il sogno con la veglia. Conosci il sogno come sogno. Per fare ciò è necessario arrendersi al Sé cioè il risveglio dall’illusione di essere un individuo o io separato.

Ti ho istruito per il tuo bene e non nel mio interesse. Se mi credi dovresti agire in conformità a ciò che ti ho insegnato. D’altra parte, se non vedi nulla di buono in quello che ho detto, puoi allontanarti da questo ideale. Come posso aiutarti se il mio consiglio e i consigli di tutti i santi non ti fanno alcuna impressione? Nessuno Stato è superiore a questo. Credimi, è per il tuo bene renderti conto di questa verità e attraverso di te altri potranno realizzarla. Liberati dalla presunzione e abbandona subito l’illusione. Renditi conto che l’Ego universale è il tuo vero Sé.

Oh ego, vedi come sei schiavo di tutti e quindi soffri e come pietoso è il tuo stato! Tutti ti sono ostili! Quando dici “solo per me” tutti gli altri diranno: ” solo per me, solo per me “. Quando dici: “Io sono grande” protestano: “ Lo siamo anche noi.” Tutti ti sono ostili a causa delle difficoltà causate da questa illusione e le immagini mentali aumentano di un milione di volte. Perché invece non lasci andare tutto e trai profitto cedendo al Maestro? Allora tutti i tuoi nemici diventeranno amici. Se dici agli altri: “Nulla è mio” tutti diventano tuoi amici. Ma, solo l’Uno può essere così magnanimo ed è il Sé o Brahman-ahambhava. Dico queste parole non per egoismo. E’ semplicemente mio dovere e dico questo non per il tuo o il mio bene, ma per il bene di tutti.

The truth is Brahma-ahambhava the Universal “brahman-am-I”.

Vast Light of Grace! Transcendent Compassion

OM TAT SAT

 

 

 

FILIPPO FALZONI GALLERANI