GLI ATTACCHI DI PANICO E IL REBIRTHING

Recenti studi scientifici in tutto il mondo, confermano la relazione tra respirazione irregolare e DAP. Attraverso questa semplice tecnica di respirazione s'innescano rapidi processi "d'autoguarigione" con la risoluzione dei blocchi emotivi che influenzano la respirazione innescando gli attacchi di panico. E' molto frequente in poche sedute la completa e stabile scomparsa del disturbo, accompagnata da una maggiore consapevolezza di sé, una maggiore attenzione e lucidità, quindi nella maggior parte dei casi, miglioramenti nell'ambito famigliare e relazionale.

 

Audio di questo brano

Se la respirazione è fondamentale per la salute e la soluzione di molti disturbi, la sua relazione con gli attacchi di panico è tanto cruciale e diretta, che il Rebirthing Transpersonale si dimostra in questi casi il metodo più efficace per una soluzione rapida e definitiva del disturbo.


Il DAP (disturbo da attacchi di panico) è molto diffuso e si stima che ne soffra oltre l’8-10% della popolazione dei paesi sviluppati e può colpire individui altresì sani e socialmente realizzati. Al contrario di quanto si era creduto sino ai primi anni Ottanta, l’attacco di panico non è assimilabile a una forma d’ansia acuta e passeggera, ma è un disturbo a se stante. Nella maggior parte dei casi di DAP una sola crisi basta a far nascere il timore che essa possa ripetersi. Chi ha avuto la prima crisi in aereo eviterà di viaggiare con quel mezzo e poi nel timore che quel disturbo strano e incontrollabile possa accadere di nuovo inaspettatamente, inizierà a evitare altri mezzi di trasporto temendo di essere colto da un attacco in auto o in treno. Alcuni cominciano a poter guidare solo se accompagnati, per poi restringere ulteriormente il loro raggio d’azione sino a giungere, nei casi più gravi, a temere persino d’uscire da casa. Attualmente la terapia medica ritenuta più valida consiste nella somministrazione di antidepressivi, che hanno sostituito i tranquillanti usati in passato, tale intervento pare comunque palliativo e di rado del tutto risolutivo. Alla terapia farmacologica sono spesso associate tecniche cognitivistiche comportamentali e gruppi di sostegno che aiutano spesso il soggetto ad affrontare meglio i disturbi senza però risolverli davvero.

Solo nel 2000 il professor Battaglia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, dopo dieci anni di ricerche ha comunicato di aver scoperto l’inconfutabile esistenza della relazione tra gli attacchi di panico e la respirazione. Le ricerche avevano dimostrato, infatti, che i soggetti che soffrono di panico mostrano una reazione che si potrebbe definire "allergica” all’eccesso di anidride carbonica e facendo inalare alte concentrazioni di anidride carbonica s'innescava un attacco nei soggetti predisposti. Questa conferma scientifica pareva sostenere definitivamente la correttezza delle mie scoperte. Mi ha poi stupito costatare che la risposta medica dapprima suggerita per affrontare il problema era un farmaco usato per la cura del Morbo di Parkinson che inibisce i recettori dell’anidride carbonica! Mi è sembrato che questo fosse l’emblema delle cure sintomatiche che non cercano e non risolve le cause del disturbo ma si limitano a sopprimerne momentaneamente le manifestazioni. Tale farmaco invero non è stato quasi mai utilizzato per gli indesiderati effetti collaterali e inoltre ovvio che, una volta sorto l’attacco è troppo tardi per assumere il farmaco poiché il disturbo ha fasi acute che durano di solito pochi minuti.

Anche far respirare il soggetto in un sacchetto di carta può essere molto efficace per uscire dal momentaneo stato d'iperventilazione, ma non porta a ristabilire una respirazione naturale ed equilibrata. Un eccesso di anidride carbonica è certamente conseguenza di una cattiva respirazione e mi pare ovvio ristabilire una respirazione corretta sia la prima cosa da prendere in considerazione: per la soluzione radicale del problema è cruciale un approccio diretto ai blocchi della respirazione stessa. Non solo per riequilibrare il tasso di anidride carbonica nel sangue e gli squilibri bioenergetici associati a una respirazione irregolare ma le cause inconsce che hanno spinto a una respirazione incompleta. La respirazione irregolare è originata da emozioni represse, da eccesso di autocontrollo e dalla perdita di contatto con le sensazioni corporee di chi vive troppo nel mondo del pensiero.

Ciò che da molti anni avevo constatato, (già nel 1986 il Corriere Salute dedicò un articolo alle mie ricerche), è stato di nuovo recentemente confermato da molti studi scientifici. Una recente ricerca negli Stati Uniti, osservando 400 ragazzi delle scuole medie sofferenti di DAP ha rilevato che nel 100% dei casi essi mostravano una respirazione irregolare, con fasi di iper e ipoventilazione e anche questi studi confermano che le sensazioni scatenanti gli attacchi di panico hanno una relazione diretta con le alterazioni del respiro.

Si è costatato che i sintomi dell’iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo emotivo, respiro affannoso, oppressione, vertigine, paura ed eventuale tachicardia) sorgono con estrema facilità in coloro che, senza esserne coscienti, si trovano in condizione di ipoventilazione, vale a dire respirano male e spesso respirano meno del dovuto. Dopo un periodo stressante, un trauma, un dispiacere che ha portato a una respirazione più contratta, l'individuo proverà inaspettate sensazioni d'iperventilazione appena cerca di tornare a una respirazione più ampia, o nei momenti in cui respira più intensamente per la sensazione che "manchi" l'aria. Luoghi chiusi come aereo e auto, code al supermercato, ecc., sono spesso i luoghi del panico.

La tecnica di respirazione che ho sviluppato e denominato Rebirthing ad approccio Transpersonale, si dimostra il metodo più rapido per risolvere definitivamente gli attacchi di panico, sciogliendo i blocchi emotivi e bioenergetici che inducono ipoventilazione (respirazione contratta e irregolare) e il successivo insorgere di stati d'iperventilazione con associati fenomeni di alterazione e squilibrio.

Con questo metodo si può rapidamente ristabilire in modo duraturo l’equilibrio del Ph nel sangue, risolvere i problemi legati all’iperventilazione, ed anche elaborare le emozioni represse e rimuovere i blocchi bioenergetici che erano le cause nascoste dell’ipoventilazione. Si è costatato, osservando una vasta casistica, che il metodo è rapido, sicuro e in poche sedute, permette di eliminare del tutto sia i sintomi, sia le cause, sia il timore anticipatorio, che un attacco possa verificarsi in situazioni future.

Già dalla prima seduta il soggetto che riconosce che respirando in un certo modo s'innescano sensazioni simili a quelle che tanto lo spaventano, si libera dall'angosciosa idea che tali sensazioni siano sintomi di disturbi mentali o di pericolose malattie ma semplici alterazioni del Ph, e comprendendo che il respiro non è pericoloso nella situazione protetta della sessione alla presenza di un esperto attraversa queste sensazioni sino a uno sblocco liberatorio spesso associato a catarsi di emozioni represse.

Si deve perciò accompagnare il soggetto a respirare sino a eliminare lo stato di ipoventilazione causato dalla “corazza psicosomatica” e gli stati d'iperventilazione involontaria che ne conseguono. E' necessario attraversare una fase di volontaria iperventilazione per ritrovare il respiro naturale.  Respirare profondamente, sotto la guida di un esperto, permette di superare con facilità i momenti in cui l’ansia si manifesta e si scarica definitivamente per lasciare uno stato di sollievo e serenità. In un contesto opportuno le sensazioni fisiche ed emotive possono essere affrontate tranquillamente. Molto spesso il metodo non solo è efficace alla soluzione del problema, ma mette l’individuo in grado di entrare in contatto con profonde dinamiche psicologiche e psichiche, che favoriscono lo sviluppo integrale, la crescita interiore e la salute olistica. Guarito dagli attacchi di panico, scopre di stare molto meglio di quanto stesse prima dell'insorgere del disturbo come se attraverso quest'esperienza dolorosa avesse acquisito una prima sconosciuta consapevolezza di sé, lucidità e libertà interiore.

La soluzione dei conflitti attraverso la trascendenza dell'io fa rientrare questo metodo a tutti gli effetti nell'area della Psicologia Transpersonale che s'interessa in particolare all'auto-realizzazione e allo sviluppo del potenziale. Non vi è qui lo spazio per approfondire quest'argomento che ho trattato in molti altri scritti.

E' interessante esaminare gli attacchi di panico anche dalla prospettiva della Psicologia Archetipica, ma anche questo un vasto campo al quale posso fare solo un breve accenno.

Il termine panico deriva dal mitico dio Pan. Pan, figlio di Dioniso, divinità benefica e positiva delle tradizioni pagane, è l'archetipo del signore della natura e degli istinti, dell'energia vitale che anima il mondo. Il suo improvviso manifestarsi provoca terrore nelle ninfe che fuggono di fronte a lui. Più esse fuggono e più Pan si sente spinto a inseguirle. Da questa situazione nasce il panico delle ninfe, rappresentato nel cortocircuito psichico tra il loro fuggire e l'eccitazione di Pan (più mi spavento più sto male, più sto male più mi spavento, caratteristico dell'attacco di panico). Il mito narra che quando Pan incontra la ninfa Eco, essa gli riflette la sua stessa immagine come in uno specchio, ed egli è così in grado di vedere se stesso, e da questa presa di coscienza si genera in lui una profonda trasformazione: detta l'albedo di Pan. Quest'esperienza d'autocoscienza trasforma Pan, egli diventa bianco e si ritira in meditazione in una grotta in uno stato di beatitudine e pace simile a quello di un mistico Yogi.

Ecco cosa intendeva C. G. Jung, quando affermava che gli dèi che abbiamo rimosso dalla nostra consapevolezza nell'inconscio, sono diventati sintomi. Gli istinti repressi se non li ascoltiamo e riconosciamo, diventano causa dei nostri più grandi conflitti interiori. La forza vitale è repressa vivendo nel mondo del pensiero che ci impone un eccessivo controllo delle emozioni. Quando erompe inaspettatamente come un'energia che ci possiede e alla quale temiamo abbandonarci, ci terrorizza, ma se ci arrendiamo a essa e alle sensazioni, la tensione accumulata presto si scarica e si ristabilisce l'equilibrio e con esso l'integrazione con il nostro vero Essere: mente, corpo, emozioni, anima e consapevolezza.

La seduta di Rebirthing Transpersonale, come accade simbolicamente nell'incontro di Pan con la ninfa Eco, facendo entrare coscientemente in contatto con queste sensazioni, senza fuggirle, porta il soggetto a prendere coscienza che ciò che lo spaventa è un'energia benefica che viene dal mondo dell'inconscio e della natura. Appena si apre a essa affrontandola dalla paura sarà condotto alla liberazione e al contatto cosciente con l'energia transpersonale della vita.

Mi è capitato spesso di sentirmi dire da chi aveva sofferto di attacchi di panico, che si ritenevano fortunati di aver passato quelle crisi, perché se non fossero stati spinti da quel disturbo a cercare una soluzione con la respirazione, non avrebbero mai neppure conosciuto le dimensioni profonde della coscienza e la serenità e pienezza prodotte dal contatto con la propria essenza interiore. Non solo avevano del tutto risolto ogni paura, ma per la prima volta, si erano pienamente aperti al fluire armonico della vita con autenticità, spontaneità e rinnovata vitalità.

DAP: SINTESI

 

  • Si è costatato che esiste un'evidente relazione tra gli attacchi di panico e le alterazioni del respiro.

 

  • Si è notato che i sintomi dell'iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo, respiro affannoso, oppressione, vertigine, paura, depersonalizzazione e tachicardia) sorgono con estrema facilità  in coloro che, senza esserne coscienti, si trovano in condizione di subventilazione e di respirazione irregolare.

 

  • Si è verificato con successo su centinaia di casi l'efficacia del Rebirthing ad approccio Transpersonale, specifica tecnica di respirazione che svolta con la guida di un esperto permette di ristabilire l'equilibrio del Ph nel sangue, risolvere i problemi legati all'iperventilazione, elaborare le emozioni represse e sciogliere i blocchi bioenergetici.

 

  • Si è costatato osservando una vasta casistica che il metodo permette di eliminare del tutto il sintomo del DAP in poche sedute (una decina la massimo), in modo rapido, e privo di controindicazioni

 

Dott. F. Falzoni Gallerani. (Articolo scritto nei primi anni '90 e rielaborato nel dicembre 2011)


 

 

American Psychiatric Association, DSM III R,
Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali,
Seconda edizione Italiana,
a cura di Andreoli, V., Cassano, G., Rossi, R.,
Ediz Masson, Milano, Parigi, Barcellona, Bonn, 1993.

 

Dal Manuale Diagnostico:

Non dovrebbe essere diagnosticato quando gli attacchi di panico sono dovuti all'ingestione di sostanze psicoattive.

Durante un Episodio Depressivo Maggiore possono verificarsi ricorrenti, inattesi attacchi di panico, nel qual caso si dovrebbe porre diagnosi sia di Disturbo dell'Umore che di Disturbo da Attacchi di Panico. Finalmente, se si presentano. ricorrenti attacchi di panico in corso di Disturbo da somatizzazione, dovrebbe essere emessa la diagnosi addizionale di Disturbo da Attacchi di Panico.

Tipicamente le persone con Disturbo da Attacchi di Panico sviluppano gradi variabili di nervosismo e apprensione fra un attacco e l'altro.

Quando questi sono focalizzati sulla paura di avere un altro attacco (come generalmente avviene) non viene posta la diagnosi aggiuntiva di Disturbo da Ansia Generalizzata. Più raramente, comunque, l'attenzione può non essere rivolta alla paura di avere un altro attacco di panico, nel qual caso si dovrebbe considerare la diagnosi di Disturbo da Ansia Generalizzata.

Nella Fobia Semplice l'individuo può sviluppare attacchi di panico se viene esposto allo stimolo fobico. Comunque, in tale situazione l'attacco di panico si verifica immediatamente prima o durante l'esposizione alla situazione fobica, e la sua intensità varia all'avvicinarsi o al recedere dello stimolo fobico.

Il Disturbo da Attacchi di Panico, al contrario, anche quando gli attacchi sono associati a certe situazioni, come trovarsi da soli fuori di casa o stare in coda, l'individuo non è mai certo di quando si svilupperà con precisione l'attacco in quella situazione, o se potrà mai svilupparsi. Nella Fobia Sociale la persona può sviluppare attacchi di panico che sono scatenati soltanto dal fatto di essere al centro dell'attenzione altrui, mentre nel Disturbo da Attacchi di Panico, gli attacchi non sono per definizione, scatenati da ciò. Persone con Disturbo da Attacchi di Panico possono tuttavia avere una Fobia Semplice o Sociale non correlata.

 

Criteri diagnostici per il Disturbo da Attacchi di Panico

A. In qualche periodo nel corso della malattia si sono verificati uno o più attacchi di panico (periodi precisi di intensa paura o disagio), i quali erano 1) inattesi, cioè non avvenivano immediatamente prima o durante l'esposizione ad una situazione che abitualmente causasse ansia, e 2) non scatenati da situazioni nelle quali la persona fosse al centro dell'attenzione altrui.

B. Quattro attacchi, come definiti nel criterio A, occorsi in un periodo di quattro settimane, oppure uno o più attacchi seguiti da un periodo di almeno un mese caratterizzato dalla paura persistente di avere un altro attacco.

1) Dispnea o sensazione di soffocamento; 2) Sbandamenti, instabilità, o sensazione di svenimento; 3) Palpitazioni o tachicardia; 4) Tremori fini o a grandi scosse: 5) Sudorazione; 6) Sensazione di asfissiare; 7) Nausea o disturbi addominali; 8) Depersonalizzazione o derealizzazione; 9) Parestesie (torpore o formicolio); 10) Improvvise vampate di calore o senso di freddo; 11) Dolore o fastidio al torace; 12) Paura di morire; 13) Paura di impazzire o di fare qualcosa di incontrollato.

Nota: Gli attacchi che comprendono quattro o più sintomi sono attacchi di panico; gli attacchi con meno di quattro sintomi sono attacchi paucisintomatici (vedi Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico pag. 294).

D. Durante almeno alcuni degli attacchi, almeno quattro dei sintomi del criterio C sono insorti improvvisamente, e sono aumentati di intensità nell'arco di dieci minuti dall'inizio del primo sintomo C notato nell'attacco.

E. Non può essere stabilito alcun fattore organico che abbia iniziato e mantenuto il disturbo, ad esempio Intossicazione da Amfetamina o Caffeina, Ipertiroidismo.

Nota: Il prolasso della mitrale può essere una situazione associata, ma non preclude la diagnosi di Disturbo da Attacchi di Panico.

 

Tipi di Disturbo da Attacchi di Panico

Criteri diagnostici per il Disturbo da Attacchi di Panico con Agorafobia (300.21)

A. Soddisfa i criteri per il Disturbo da Attacchi di Panico.

B. Agorafobia: paura di trovarsi in posti o situazioni dalle quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nelle quali può non essere disponibile aiuto in caso di un attacco di panico. (Include i casi nei quali il comportamento persistente di evitamento si è originato durante una fase attiva del Disturbo da Attacchi di Panico, anche se la persona non attribuisce il comportamento di evitamento alla paura di avere un attacco di panico). Come risultato di questa paura, il soggetto riduce gli spostamenti, o ha bisogno di un compagno quando è fuori di casa, oppure sopporta le situazioni agorafobiche, nonostante l'intensa ansia. Le comuni situazioni agorafobiche includono il trovarsi da soli fuori casa, l'essere in una folla, lo stare in coda, l'essere su un ponte, il viaggiare in autobus, treno o macchina. lo quando necessario, come per andare al lavoro o a far compere; in altri casi evita di viaggiare da solo.

Moderato: Il comportamento di evitamento porta ad uno stile di vita coartato; ad esempio, la persona è capace di lasciare la casa da sola, ma non di allontanarsi per pochi chilometri se non accompagnata.

Grave: Il comportamento di evitamento porta a rimanere completamente o quasi completamente chiuso in casa, e alla incapacità di lasciare casa se non accompagnato.

In Remissione Parziale: Non vi sono attualmente comportamenti di evitamento agorafobico, ma vi è stato qualche evitamento agorafobico durante gli ultimi sei mesi.

In Completa Remissione: Nessun comportamento di evitamento agorafobico al presente, e nessuno durante gli ultimi sei mesi.

 

Specificare l'attuale gravità degli attacchi di panico:

Lieve: Durante l'ultimo mese tutti gli attacchi sono stati attacchi paucisintomatici (cioè con meno di quattro sintomi); oppure non vi è stato più di un attacco di panico.

Moderato: Durante l'ultimo mese gli attacchi sono stati a metà strada fra "Lievi" e "Gravi".

Grave: Durante l'ultimo mese, vi sono stati almeno otto attacchi di panico.

In Remissione Parziale: La condizione è stata intermedia fra "In Completa Remissione" e "Lieve".

In Completa Remissione: Durante gli ultimi sei mesi, non vi sono stati né attacchi di panico, né attacchi paucisintomatici.

 

Criteri diagnostici per il Disturbo da Attacchi di Panico senza Agorafobia (300.01)

A. Soddisfa i criteri per il Disturbo da Attacchi di Panico.

B. Assenza di agorafobia, come definita sopra.

 

Specificare l'attuale gravità degli Attacchi di Panico, come definiti sopra.

 

300.22 Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico

La caratteristica essenziale di questo disturbo è l'Agorafobia senza una anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico.

L'Agorafobia è la paura di trovarsi in posti o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali può non essere disponibile aiuto in caso di improvviso svilupparsi di uno o più sintomi che potrebbero essere inabilitanti od estremamente imbarazzanti. Come risultato di questa paura il soggetto è portato o a ridurre gli spostamenti, o ad aver bisogno di un compagno quando si trova fuori casa, oppure a sopportare situazioni agorafobiche, nonostante l'intensa ansia. Le comuni situazioni agorafobiche includono il trovarsi fuori casa da soli, l'essere in una folla, lo stare in coda, l'essere su un ponte, il viaggiare in autobus, treno od automobile.

Di solito la persona ha paura di avere un attacco paucisintomatico, ossia, di sviluppare un unico o un piccolo numero di sintomi, come iniziare ad avere vertigini o a cadere, depersonalizzazione o derealizzazione, incontinenza urinaria o intestinale, vomito, o avere un malessere cardiaco. In qualche caso, questi sintomi si sono manifestati in passato e la persona può essere preoccupata dal timore del loro ritorno. In altri casi, la persona non ha mai fatto esperienza del sintomo (o sintomi), ma comunque teme che il sintomo "possa" presentarsi, e inabilitarlo o essere estremamente imbarazzante. In un piccolo numero di casi la persona ha paura di sentirsi in qualche modo incapace, ma non riesce a specificare di quali sintomi ha paura.

Non è chiaro se l'Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico con attacchi paucisintomatici rappresenti una variante del Disturbo da Attacchi di Panico con Agorafobia, e se lo stesso disturbo senza attacchi paucisintomatici rappresenti un disturbo non correlato con il Disturbo da Attacchi di Panico.

Manifestazioni associate. Possono essere presenti Disturbi di Personalità, in particolare manifestazioni del Disturbo di Evitamento di Personalità.

Età di insorgenza. L'età di insorgenza è variabile, ma il disturbo inizia più comunemente tra i 20 e i 40 anni.

Decorso. Tipicamente il disturbo persiste per anni.

Menomazione. Nei campioni clinici il grado di compromissione è di solito grave.

Complicanze. Alcuni individui sviluppano in seguito un Disturbo da Attacchi di Panico.

Fattori predisponenti. Nessuna informazione.

Prevalenza. Nei campioni clinici il disturbo è raro. Pub comunque essere più comune nella popolazione generale.

Distribuzione tra i sessi. Il disturbo è più frequentemente diagnosticato nelle donne rispetto agli uomini.

Diagnosi differenziale. In un disturbo psicotico con manifestazioni persecutorie la persona può evitare situazioni che ritiene possano renderlo vulnerabile a un attacco. In un Episodio Depressivo Maggiore grave, il soggetto può evitare situazioni che esperisce come soverchianti. In entrambi i casi, comunque, il soggetto non ha mai paura che improvvisamente si sviluppi un sintomo che sarebbe estremamente imbarazzante od inabilitante.

- Nel Disturbo da Attacchi di Panico con Agorafobia, gli attacchi di panico possono essere in completa remissione mentre persiste l'Agorafobia, ma un'anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico fa escludere una diagnosi attuale di Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico. (Nota: 11 Disturbo da Attacchi di Panico non esclude una preesistente diagnosi di Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico). In casi estremamente gravi di Fobia Sociale la persona può evitare lo stesso tipo di situazioni che vengono evitate nell'Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico. La motivazione, comunque, è l'evitare di fare qualcosa o di agire in modo che sarebbe imbarazzante od umiliante, piuttosto che l'evitare l'improvviso insorgere di un sintomo.

 

Criteri diagnostici per l'Agorafobia senza Anamnesi di Disturbo da Attacchi di Panico (300.22)

A. Agorafobia: paura di trovarsi in posti o situazioni dalle quali sarebbe difficile (od imbarazzante) allontanarsi, o nelle quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso dell'improvviso insorgere di un sintomo (o di più sintomi) che potrebbe essere inabilitante od estremamente imbarazzante. ali esempi includono: vertigini o sensazione di cadere, depersonalizzazione o derealizzazione, incontinenza urinaria o intestinale, vomito o malessere cardiaco. Come risultato di questa paura, la persona riduce gli spostamenti o necessita di un compagno quando si trova fuori casa, oppure sopporta le situazioni agorafobiche nonostante l'intensa ansia. Comuni situazioni agorafobiche includono il trovarsi da soli fuori di casa, l'essere in una folla o il fare una coda, l'essere su un ponte, o il viaggiare in autobus, treno o automobile.

Specificare se con o senza attacchi paucisintomatici (vedi pag. 295).

 

300.23 Fobia Sociale

La caratteristica essenziale di questo disturbo è la paura persistente di una o più situazioni (le situazioni fobiche sociali) nelle quali l'individuo è esposto al possibile giudizio degli altri e ha paura di poter fare qualcosa o di agire in modo tale da rimanere umiliato od imbarazzato. La paura fobica sociale può essere circoscritta, come la paura di non essere capace di continuare a parlare mentre si parla in pubblico, di soffocarsi col cibo mentre si mangia di fronte agli altri, di non essere capace di urinare in un gabinetto pubblico, o di avere dei tremori alla mano mentre si scrive in presenza di altri; in altri casi la paura fobica sociale

 

American Psychiatric Association, DSM III R,
Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali,
Seconda edizione Italiana,
a cura di Andreoli, V., Cassano, G., Rossi, R.,
Ediz Masson, Milano, Parigi, Barcellona, Bonn, 1993.